Finalmente una bella notizia che ci riempie di soddisfazione, soprattutto per il lavoro di sensibilizzazione che l’Associazione Abitare La Terra ha fatto in questi anni, a favore della moda naturale ed etica. Ricordiamo che il settore moda è l’industria più inquinante al mondo, seconda sola al settore petrolifero e in Europa è la quarta industria per produzione ed emissioni inquinanti. Solo la Cina produce quotidianamente 70.000 tonnellate di scarti di abbigliamento, che rappresentano il 53% del totale mondiale.La produzione del poliestere, in particolare, è considerata la più dannosa perché utilizza idrocarburi e non è biodegradabile.

Finalmente sta scendendo in campo l’Europa che ha affermato :” LA MODA USA E GETTA NON E’ PIU’ DI MODA “L’Unione Europea si prepara a dire addio all’economia dello spreco, al fast fashion e alla distruzione delle merci invendute, a partire dal settore tessile e dell’abbigliamento.Entro il 2030, la Commissione Europea, ha detto che si dovrà passare alla nuova progettazione dei capi d’abbigliamento con un “Digital Product Passport Comunitario”, a un’economia circolare, avviando riuso e riciclo.Le nuove regole varranno per tutti i prodotti venduti sul mercato europeo, indipendentemente da dove vengano fabbricati. Il pacchetto comprende una strategia per rendere i prodotti tessili più durevoli, riparabili, riutilizzabili e riciclabili, per combattere la moda usa e getta.Secondo le statistiche dell’Unione Europea, in media, ogni europeo butta via ogni anno ben 11 Kg. di capi d’abbigliamento per un totale di 5,8 milioni di tonnellate di tessuti. Nel mondo,invece, viene bruciato ogni secondo, nell’inceneritore oppure finisce in discarica un camion di vestiti.

Leader indiscusso del settore “fast fashion” è il gruppo spagnolo Inditex, che possiede una serie di noti marchi (Consociate : Zara, Bershka,Stradivarius, Pull and Bear, Oysho, ecc.)Avrebbe venduto 2,9 miliardi di capi nel 2019, secondo Statista. (Società di rilevazione)Oltre alla velocità del turnover di vestiti nei negozi, c’è di pari passo la rapida distruzione dell’invenduto, che va al macero.Negli ultimi 20 anni, il settore ha subito un’enorme trasformazione a causa del crescente impatto dei produttori asiatici, in particolare cinesi, che risultano essere i principali esportatori globali di abbigliamento.

La Commissione Europea vuole attuare, quindi, per il settore tessile, entro il 2030, una visione nuova sia per quanto riguarda la sostenibilità, che per la circolarità dei prodotti.Devono diventare tutti durevoli, riparabili, riutilizzabili, privi di sostanze pericolose e nel pieno rispetto dei diritti dei lavoratori.Aspettiamo, con grande fiducia, le nuove norme.